Siracusa: la Grecia antica in Italia!

Questa volta ci troviamo sulla costa sud orientale della Sicilia, pochi chilometri a sud della città di Catania e dell’aeroporto internazionale di Fontanarossa, in uno dei luoghi più belli d’Italia. Se volete rivivere lo splendore della Magna Grecia, i fasti dell’antica civiltà greca in Sicilia, dovete trascorrere qualche giorno a Siracusa, quella che fu definita da Cicerone “la più grande e bella di tutte le città greche”, che proprio quest’anno celebra l’anniversario della sua fondazione avvenuta 2750 anni fa, distinguendosi come una fra le più antiche città d’Italia.  Il suo nome deriva dal termine greco “Syraka”, abbondanza d’acqua, per la presenza di numerose e rigogliose sorgenti nel territorio circostante: una di esse, la “Fonte Aretusa”, una sorgente d’acqua dolce che scorre nel sottosuolo per poi emergere a pochi metri dal mare, crea un suggestivo laghetto immerso tra i papiri, popolato da anatre e pesci, ed è situata nella parte più antica della città, l’isola di Ortigia.

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La fonte Aretusa ad Ortigia (Siracusa)

Ortigia

Collegata alla città dal ponte Umbertino, l’Isola di Ortigia è considerata il cuore di Siracusa, e il luogo della sua fondazione: come tramandato dallo storico Tucidide, i Greci giunsero sull’Isola nell’VIII secolo A.C, scacciando i Siculi, che si rifugiarono nell’entroterra, ed eleggendo questo luogo come il centro politico e amministrativo della Magna Grecia. Oggi Ortigia si offre ai visitatori in tutto il suo splendore anche grazie ad una pedonalizzazione che ne consente la percorribilità a piedi, attraverso piccole vie che si aprono su piazze ariose dalla vista sorprendente, tra  colonne greche e palazzi barocchi… E’ il caso di piazza Duomo, chiara e nitida anche con la splendida illuminazione serale, dove sorge la Cattedrale della Natività di Maria Santissima.

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Lungomare di Ortigia
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Vista notturna del lungomare di Ortigia

Duomo di Siracusa

La Chiesa incorpora quello che fu il principale tempio sacro in stile dorico della originaria polis greca, dedicato ad Atena (Minerva) e costruito dal tiranno Gelone dopo la vittoria contro i Cartaginesi nella battaglia di Imera. In seguito all’avvento del cristianesimo il tempio fu convertito in Chiesa, e ancora oggi al suo interno sono visibili i resti del tempio, insieme a vestigia d’epoca medievale, mentre all’esterno lo stile è principalmente barocco e rococò. Sul lato destro del Duomo, nella parte inferiore, è ben visibile la statua di San Paolo di Tarso, l’apostolo che nel suo viaggio verso Roma si fermò per tre giorni a Siracusa, predicando il neo nato Cristianesimo.

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La facciata barocca del Duomo di Siracusa
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Il portale del Duomo, Ortigia. (Siracusa)

Chiesa di Santa Lucia alla Badia e il dipinto di  Caravaggio

Sempre in piazza Duomo si trova anche la Chiesa di Santa Lucia, la Santa protettrice di Siracusa, nella quale è conservato un dipinto del Caravaggio di inestimabile valore raffigurante il seppellimento della Santa: il dipinto del 1608, intitolato appunto “La sepoltura di Santa Lucia” , è la prima opera siciliana del Caravaggio e fu portata a termine dal pittore in soli due mesi.

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La meravigliosa Piazza Duomo, Ortigia (Siracusa)
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La facciata della Chiesa di Santa Lucia alla Badia.

Castello Maniace

Proseguendo la passeggiata sul lungomare di Ortigia ci si imbatte in una bellissima fortezza dell’XI secolo, Il Castello Maniace, costruito dall’imperatore Federico II di Svevia di ritorno dalla Crociata in Terra Santa, e realizzato dall’architetto Riccardo da Lentini.

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Il Castello Maniace occupa la punta estrema dell’isola di Ortigia.

Il castello, edificato nello stesso periodo in cui furono edificati altri castelli federiciani in Sicilia e nel Sud Italia, deve impropriamente il suo nome al comandante bizantino Giorgio Maniace, che aveva conquistato la città di Siracusa dagli arabi, portando in dono due arieti bronzei posti successivamente all’entrata del castello svevo.

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Vista sul golfo di Ortigia dall’interno del castello Maniace

Oggi è sede di numerosi appuntamenti legati alla musica e al teatro, come quelli dell’Ortigia Festival, o luogo prescelto per eventi di interesse mondiale, come il G8 ambientale.

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Il mar Jonio lambisce le mura del Castello Maniace.

La perla della Magna Grecia

Come abbiamo già detto non bisogna dimenticare che Siracusa è stata il fulcro della civiltà greca nel Mediterraneo: il grande matematico fisico ed inventore Archimede nacque a Siracusa nel 287 a.C., e numerose testimonianze di questa epoca d’oro sono sparse ovunque nei dintorni della città.

Il teatro greco

All’interno del parco archeologico della Neapolis è situato uno dei teatri greci più grandi e più importanti del mondo. Qui Eschilo vi rappresentò per la prima volta “Le Etnee”, scritte in onore del tiranno Jerone I  dopo la fondazione di Catania nel 476 a.C., e poi ancora “I Persiani”, la più antica opera teatrale che ci sia pervenuta fino ad oggi. Testimonianze e citazioni del Teatro sono contenute anche nelle opere di tanti autori dell’antichità, a cominciare da Diodoro Siculo fino a Plutarco. L’attuale aspetto del Teatro si deve al tiranno Jerone II, che  lo ricostruì quasi interamente con la sua caratteristica forma a ferro di cavallo tipica della cultura ellenica tra il 238 e il 215 a.C., sfruttandone al massimo l’acustica. La cavea del teatro, così come progettata da Jerone II, è una delle più grandi del mondo greco ed originariamente contava 67 gradini, in maggioranza scavati nella roccia, e 9 settori: è rivolta verso il mare, e offre agli spettatori  uno spettacolo naturale straordinario. Con il tramonto dell’Impero Romano il teatro conosce un lungo periodo di decadimento e di abbandono:  nel 1526 fu gravemente saccheggiato dagli spagnoli, che utilizzarono i grossi massi di pietra per costruire le fortificazioni intorno all’isola di Ortigia. L’interesse per il teatro rinasce alla fine del 700, quando comincia l’opera di recupero e di restauro che continua fino ad oggi: dal 1914 l’Istituto Nazionale del Dramma Antico (INDA) rappresenta annualmente in questa sede le più importanti opere teatrali della civiltà greca.

Le Latomie

All’interno del comprensorio aretuseo è possibile visitare delle cave nate in epoca greca per l’estrazione di roccia calcarea necessaria alla costruzione di templi, monumenti e mura difensive. Sono le Latomie di Siracusa, originariamente nate come cave, ma utilizzate in seguito anche come carceri per schiavi, prigionieri di guerra o delinquenti: Tucidide racconta che a seguito della spedizione ateniese in Sicilia nel III sec. a.C, gli Ateniesi sconfitti dai Siracusani furono reclusi proprio in queste Latomie e sottoposti alla fame, alla sete e al lavoro fisico per non meno di settanta giorni. In una di queste cave, chiamata “Latomia del Paradiso”, proprio sotto al Teatro Greco, si trova un antro chiamato “Orecchio di Dioniso”.

L’Orecchio di Dioniso

“L’Orecchio di Dioniso” è una grotta artificiale alta circa 23 m, scavata nel calcare e con un andamento a forma di S: fu il Caravaggio, che visitò la grotta nel 1608, a darle questo nome, proprio per la sua forma sinuosa capace di amplificare i suoni fino a 16 volte. La leggenda racconta che il tiranno Dionigi si nascondesse in una cavità nella parte superiore della grotta per potere ascoltare i discorsi dei suoi nemici rinchiusi nella grotta senza essere visto. In realtà la forma della grotta è dovuta alla tecnica di costruzione che procedendo dall’alto, seguendo il tracciato di un acquedotto naturale, si allargava man mano che scendeva in profondità. Leggende reali o meno, chiunque visiti oggi la grotta non può che rimanere affascinato dalla sua maestosità, facendo a gara con gli altri visitatori nell’emissione di vocalizzi canterini per sperimentarne l’eccezionalità acustica!


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