Poggioreale: un salto nel tempo.

Il terremoto del Belice

Come gran parte dell’Italia, la Sicilia è considerato un territorio altamente sismico: nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968 un forte terremoto distrusse numerosi piccoli paesi e città nella valle del Belice, 60 km a sud di Palermo e a 45-55 minuti di macchina, percorrendo la superstrada PalermoSciacca. Quella notte molti paesi furono completamente rasi al suolo, mentre altri riuscirono a malapena a resistere alle forti onde sismiche.Ancora oggi l’intero territorio è punteggiato da ruderi che testimoniano cosa dovettero affrontare gli abitanti della zona durante quell’inverno: fu un evento di proporzioni disastrose, e coloro che sopravvissero persero in pochi istanti tutto ciò che avevano. In molti casi i paesi furono ricostruiti a pochi chilometri di distanza dalla loro sede originaria (anche se ciò avvenne soltanto diversi anni dopo): ciò che troverete oggi sulle mappe sono nuove città, ma da qualche parte lì vicino esistono ancora le rovine dei paesi distrutti dal terremoto, con le quali condividono lo stesso nome . Poggioreale, o per meglio dire le “Rovine di Poggioreale”, sono certamente uno dei luoghi più interessanti nel territorio.

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Veduta del paese di Poggioreale.

Poggioreale antica

Poggioreale fondata nel XVII secolo, era un bellissimo villaggio rurale nella campagna siciliana, che nonostante fosse stato solo parzialmente distrutto dal terremoto del 1968, fu dichiarato completamente inagibile, costringendo gli abitanti ad abbandonarlo e a stabilirsi altrove. Ciò che rimane oggi è una città fantasma, un luogo che consigliamo di visitare a chi sta viaggiando in Sicilia, come Monreale o Taormina. Ovviamente il tipo di esperienza è completamente differente: il paese non è di certo un’attrazione turistica, non ci sono bar o negozi di souvenirs, ma solo rovine, vento, silenzio e magia.

 

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Poggioreale, una delle sue sette chiese.

Le rovine di Poggioreale sono mantenute da un’associazione di volontari chiamata Associazione culturale “Poggioreale antica” poggiorealeantica@virgilio.it da contattare preventivamente per programmare la visita. L’associazione, gestita da Gino, si prende cura dei ruderi proteggendoli dagli assalti dei vandali, dai furti e dall’azione distruttrice del tempo, nel tentativo di ricostruire la vita questo bellissimo paese negli anni sessanta. Gino, un uomo gentile sulla cinquantina (aveva appena tre mesi all’epoca della catastrofe) viene ad aprirci il cancello e ci fa entrare. Prima di cominciare la visita, davanti all’ingresso principale, osservando quello che un tempo era Corso Umberto I, la strada principale della città, è come trovarsi di fronte ad una sorta di set cinematografico: strade deserte e palazzi semidistrutti sembrano una location perfetta per un film su una guerra nucleare. Tre sonnecchianti cani bianchi all’ingresso sono l’unico segnale di vita…

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Poggioreale, Corso Umberto I.

 La visita alle rovine

Solo pochi passi oltre il cancello, e ci troviamo improvvisamente in una sorta di viaggio nel tempo: qui l’orologio si è fermato 49 anni fa. Camminando lungo il corso principale verso la piazza centrale, Gino ci spiega come fosse ogni singolo edificio prima del terremoto. Il Palazzo del Principe con la sua cappella privata, il teatro, l’ufficio postale, il mercato del pesce e molti altri. Non possiamo entrare negli edifici per ovvie ragioni di sicurezza, ma possiamo curiosare attraverso le porte distrutte e le finestre rotte per vedere cosa c’è all’interno: soffitti fatiscenti e crolli ovunque.

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Macerie lungo il corso Umberto I

In molti casi sono ancora visibili preziosi affreschi sui soffitti. Raggiungere la piazza principale (piazza Elimo) è sorprendente: uno spazio ampio e vuoto circondato da rovine, tra cui la chiesa principale con il suo campanile (o ciò che ne rimane) che ancora domina. Possiamo solo immaginare i tavolini fuori dai bar affollati nella calura di un pomeriggio d’estate, la gente che si incontra, le donne che entrano in chiesa vestite di nero nel rispetto di tradizioni oggi quasi completamente dimenticate. Possiamo solo immaginare, perché oggi solo il silenzio e il vento che soffia tra i ruderi accompagna il nostro sguardo. Gino continua a raccontarci la storia di Poggioreale come gli abitanti la ricordano. Dopo il terremoto il paese non era così fatiscente come lo vediamo oggi: più di 40 anni di incuria sono riusciti a distruggere il paese più di quanto il terremoto non sia riuscito a fare!

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Poggioreale, la centrale piazza Elimo.

Il museo

Prima di lasciarci andare, Gino vuole mostrarci il piccolo museo di Poggioreale da lui allestito, situato in un edificio parzialmente ricostruito vicino all’ingresso. Un ulteriore salto nel tempo, e ci troviamo di fronte a una collezione di giocattoli con i quali giocavano i bimbi degli anni sessanta, detergenti casalinghi ormai fuori produzione (ma di cui ci ricordiamo ancora il profumo), una Moto Guzzi rossa, e centinaia di altri oggetti abbandonati e ritrovati tra le rovine soltanto oggi.

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Museo delle rovine di Poggioreale, scarpe dei cittadini ritrovate fra i ruderi.

La nuova Poggioreale

Quando la visita giunge al termine un paio d’ore più tardi, ci spostiamo per un drink nella nuova Poggioreale, che dista appena un chilometro e mezzo, e dopo aver goduto della magia e della poesia dei ruderi, ci troviamo di fronte all’immagine di un paese moderno che ha il sapore di una triste speculazione edilizia. Beviamo frettolosamente il nostro drink e riprendiamo a guidare attraverso le splendide colline del Belice e della provincia di Trapani verso Palermo…


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